venerdì 31 maggio 2013

Iniziata la campagna elettorale di Assange contro il Partito Pirata?

"Mio nonno era un pirata taiwanese" ha detto una volta Julian Assange.
La storia di Julian Assange si intreccia da sempre con quella dei Pirati, in particolare con quelli del Partito Pirata.
Lo si capisce anche dalla pagina di wikipedia su Assange, dove nella foto viene ritratto con Rick Falkvinge, il fondatore del Partito Pirata, partito che nel 2010 ha ospitato i server di Wikileaks.

Birgitta Jónsdóttir è stata avvocato e attivista di wikileaks, e ad aprile eletta nelle liste del Partito Pirata, per citare qualche episodio.

E quando Julian Assange ha parlato di candidarsi alle elezioni del 2014 in Australia, in molti hanno pensato, e alcuni speravano, che il Partito Pirata sarebbe stata la sua casa naturale.

Ma Assange ha preferito pensare ad un partito tutto nuovo, che si chiama Wikileaks come il servizio che gli ha dato popolarità. E' quindi in possibile competizione con il Partito Pirata, presente anche in Australia.

La posizione di Assange nei confronti del Partito Pirata, come anche emerge nell'intervista di Stefania Maurizi di oggi sull'Espresso, è quindi abbastanza critica.

Nell'intervista, Assange si dichiara «convinto che la democrazia diretta sia molto importante per controllare gli eccessi dei leader politici», il che coincide perfettamente con il pensiero pirata.
E anche quando dice «credo che le persone siano impegnate a vivere le proprie vite e non dovremmo aspettarci che si impegnino nelle questioni specifiche della politica o nell'avere a che fare con le burocrazie e gli affari esteri» proseguendo con «Vogliono delegare queste funzioni a persone di cui si possono fidare», non c'è nessuna incompatibilità con il Partito Pirata e con l'uso di liquid feedback con il quale oltre decidere direttamente si può anche delegare, mantenendo per di più il potere di rimuovere la delega e quindi avere una maggiore garanzia.
E' molto probabile che questo Assange lo sappia, e che conosca liquid feedback perché prosegue indicando nelle « interazioni tra le piattaforme e le dinamiche politiche e sociali» la causa di alcuni problemi che si sono verificati nel Partito Pirata tedesco.

Il tema del leaderismo, imbeccato dalla giornalista: «La leadership. Quindi lei crede ancora in un processo in cui le scelte siano centralizzate?» è forse il punto centrale in questa contrapposizione, anche se Assange sposta il focus sulla responsabilità «Io credo che le persone debbano assumersi la responsabilità delle loro azioni. La leadership non è solo data dal leader che ha una qualche visione del futuro e che è capace di mettere le cose insieme. La leadership ruota intorno al fatto che, se le cose vanno male, chi è che deve assumersene la responsabilità? Se il partito è strutturato in modo tale che nessuno è responsabile dei fallimenti, allora, ovviamente, ci saranno fallimenti ogni volta»

Sembrerebbe un ragionamento limpido. Ma che cos'è esattamente questa "responsabilità" ?
La politica italiana più o meno recentemente ci ha dato dei casi esemplari sui cosidetti responsabili.
Ad esempio il Movimento di Responsabilità Nazionale, nel 2010, di cui hanno fatto parte Scilipoti e Razzi .
In nome della tanto sbandierata responsabilità troppo spesso vengono prese decisioni sulla testa dei cittadini, salvo poi scoprire che chi ha mascherato da responsabilità scelte fatte solo per curare i propri interessi, non ne dovrà pagare le conseguenze.
Non è allora molto meglio che le decisioni in nome dei cittadini, anche quelle che richiedono responsabilità, vengano prese con coscienza da parte di chi alla fine dovrà sopportare le conseguenze di tali decisioni, ovvero i cittadini stessi?